Gallery fotografo di Matrimonio: Serve davvero vedere UNA GALLERY COMPLETA?
Dall’inizio
Per capire davvero il lavoro di un fotografo non servono mille immagini: ne bastano molte meno, purché raccontino una storia completa.
Non mi interessa stupire con una carrellata infinita di scatti: voglio che chi arriva sul mio sito possa farsi un’idea chiara, concreta e realistica del mio modo di lavorare.
Raccontare, non solo impressionare
Tutti possono pubblicare dieci immagini da copertina. Ma raccontare un matrimonio è un’altra cosa.
Un matrimonio dura ore. Cambia la luce, cambiano i ritmi, cambiano le dinamiche. La giornata non è solo fatta di abbracci e tramonti: è piena di attese, imprevisti, gesti piccoli, momenti che sembrano insignificanti ma che poi diventano quelli più veri.
Per questo, per capire davvero come lavora un fotografo, non basta guardare qualche highlight ben confezionato: serve un racconto. Un racconto continuo, che abbia coerenza dallo start alla festa. Che non si perda per strada. Che non sia solo estetica.
Sul mio sito trovi una selezione di gallery reali, ognuna con circa 40–60 foto. Non sono slideshow impersonali: sono mini-racconti, estratti da giornate vere. Le ho costruite per mostrare come lavoro in modo completo, dall’inizio alla fine.
Perché non mostro 1200 foto
Ho scelto di non pubblicare gallery da 500, 800, 1000 o 1400 foto (sì, mi è capitato di sentire anche questo numero). Non solo perché sarebbe faticoso da sfogliare, ma perché credo che una buona selezione basti a far capire stile, approccio, sguardo. Se servono centinaia di immagini per trasmetterlo, probabilmente quello stile non esiste.
Anzi, spesso il troppo confonde. Finisci per vedere cinquanta variazioni dello stesso momento, o ti perdi in foto che per chi non era presente non hanno nessun significato.
Chi consegna 1400 foto non sa fare selezione. Consegnare 15 foto di voi che camminate in mezzo al prato è inutile e ridondante.
Mostrare a chi non c’era
E qui arrivo a un punto importante: una gallery completa ha senso per chi ha vissuto la giornata. Per chi c’era. Perché in mezzo a 1000 immagini ci sono dettagli che solo loro possono riconoscere. Momenti che sembrano “brutti” o poco curati, ma che raccontano qualcosa di preciso.
Un esempio? In uno degli ultimi matrimoni, lo sposo e i testimoni hanno chiesto di fare le foto durante la preparazione con addosso tute e Birkenstock. Nessun cambio outfit. Era così che volevano essere ritratti: autentici, rilassati, nel loro contesto.
In un altro caso, si era creata una gag assurda con i motori dei condizionatori, e ne è nata una serie di scatti tutti in posa davanti a questi oggetti palesemente bruttissimi. Da fuori possono sembrare foto sbagliate, sciatte, senza senso. Ma per loro erano perfette: raccontavano il mood della giornata, il loro modo di stare insieme, l’ironia, la leggerezza, una battuta nata in quel momento.
In ogni matrimonio ci sono questi dettagli, che solo gli sposi e i loro amici possono decifrare.
Io costruisco ogni gallery pensando a chi guarda da fuori. Non a chi c’è già stato. E per farlo mi basta una selezione ragionata, sincera, varia. Che mostri momenti forti, certo. Ma anche passaggi intermedi, silenzi, cambi luce, dinamiche tra le persone.
Perché è lì che si vede davvero come lavora un fotografo.
Una selezione ben costruita non deve raccontare tutto, perché per chi è esterno quel “tutto” può sembrare superfluo. Ma deve far intuire che potrei raccontare tutto.

Dietro le quinte
Sono Tania, fotografa di matrimonio
Lavoro soprattutto in Lombardia: Milano, Varese, Como, Bergamo.
Racconto con attenzione quello che succede durante la giornata, sempre attenta alla luce, al ritmo e alle persone.
